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Pratola News - September 2011   courtesy Prof. Mauro cianfaglione

PIERLUIGI POLCE: PRIMO DEGLI ITALIANI ALLA SWISS ALPINE MARATHON

 

D: Dopo l’operazione al tendine d’Achille sinistro molti avevano dato per finita la tua attività agonistica.

R: Dopo un paio di maratone, tra cui New York, per verificarne la sua tenuta, e dopo tanti sacrifici inenarrabili per tornare quello di prima, ho deciso di sottopormi ad una prova estrema quale quella di ripetere per la terza volta la più alta maratona d’Europa, la famigerata Swiss Alpine Marathon, dove per due volte ero stato il primo degli italiani al traguardo.

D: 42 km con un dislivello di oltre 3800 mt. Parlaci del percorso

R: Si tratta di attaversare due passi alpini come Keshutte a 2632 mt slm e ora non più Scalettapass il cui nome dice tutto, ma il Sertigpass a 2739 mt slm che prevede 5 km in “piano” a oltre 2600 mt slm da percorrere velocemente in un imbuto con venti gelidi, tratti ghiacciati, rocce scivolose e larghi ruscelli con acqua gelida da attraversare seguiti da un ascensione di 180 mt in poco meno di 600 mt. Roba da sbattere il muso sulla montagna!

D: Da quanto tempo pensavi di ripetere questa avventura?

R:Per la verità dentro di me già da tempo covava il desiderio di ripetere questa gara anche se, proprio per la menomazione che avevo avuto, pensavo semplicemente di ripercorrerla a passo tranquillo e ben imbottito di viveri, giacca, berretto e guanti , pensando di godermi, mano a mano che mi sarebbero venuti, i pensieri delle passate imprese . E invece nel febbraio 2011 qualcosa è esploso dentro di me. Da lì a tre mesi si sarebbe disputata una maratona estrema nel parco nazionale d’Abruzzo a Collelongo, sia pure con un dislivello di parecchie centinaia di metri inferiore e con una punta massima da toccare di oltre 1000 mt in meno, senza contare il clima molto, ma molto più mite.

D: Quindi un allenamento con andatura “da passeggiata”?

R: . Decido di provarci. Vado a rivedere nel mio diario gli allenamenti che ho svolto nelle passate edizioni e li eseguo. Ma qualcosa non ha funzionato. Infatti nel corso della gara sono caduto in discesa procurandomi dei brutti ematomi con copiose perdite di sangue di cui porto ancora evidenti i segni al braccio, alla spalla e alla gamba… tutti a sinistra. Solo più tardi ho capito che ciò era dovuto alla debolezza del tendine sinistro che, non spingendo bene, mi faceva strisciare il piede per terra fino ad inciampare ed a farmi cadere rovinosamente sul fianco sinistro. Ma non potevo mollare, avrebbe significato la mia fine, anche a livello psicologico.

D: Arriviamo alle due settimane che precedono la gara…

R: Memorabile l’allenamento fatto 15 giorni prima della gara, che mi ha dato la certezza di aver lavorato bene: in 24 ore d’orologio ho svolto alle ore 17 del sabato 2h 30’ di corsa ondulata a quota 1800 sul Morrone, la mattina dopo alle 7 un medio di 20 km di cui 8 km a 4’08” e… appena il tempo di cambiarmi… subito sul Gran Sasso dove mi aspettavano 14 km tutti in salita seguiti da altri 3 km quasi in arrampicata. L’ultima settimana eseguo un forte scarico di carboidrati pur continuando ad allenarmi arrivando a fare 3 giorni prima sei ripetute sui 1000 mt a 3’45”-3’50” rischiando più volte la crisi ipoglicemica. Subito dopo inizio la ricarica dei carboidrati.

D: Passiamo alla vigilia della swiss alpine marathon .

R: Guardo spesso le previsioni del tempo, pessime, che danno lo 0° termico a quota 3100 e neve a quota 2600. Poco male dovendo trascorrere più di un ora a quelle quote. Previsioni tutte confermate alla vigilia e al mattino della gara. La partenza ci sarà alle 10:30, avrò il tempo di scrutare un po’ il cielo. Arrivo con un ora di anticipo, giusto il tempo di mettere a punto gli ultimi dettagli su cosa indossare e cosa portarmi dietro.. Mi faccio coraggio e decido di rimanere in pantaloncini corti e maglietta tricolore a mezze maniche, portando con me solo un paio di guanti e un leggerissimo gilet antivento in due taschine dietro la maglia. Sono tra i pochi che si sono coperti di meno, in salita anche poche decine di grammi hanno la loro importanza.

D: Si parte…

R: Pronti, via! Santo cielo, scappano via tutti come se fossimo in discesa piuttosto che in salita, si vede la differenza tra l’abitare a quota 300 mt e il vivere a queste altitudini! Cerco disperatamente di rimanere con i primi ma mi accorgo della differenza, io già quasi affannato e loro con il volto rilassato. Comunque si forma un gruppetto di circa 100 corridori, io sono con questi, gli altri tutti dietro, e di parecchio. Dopo 12 km ,alla prima vera salita a quota 2000, ci aspettano 1,4 km con pendenza 24%. Inizia una pioggia gelida e indosso i guanti mentre il gilet rimarrà sempre nel taschino, chissà perché. Arrivo a Keschutte a quota 2632 con 14 minuti di anticipo rispetto alle precedenti edizioni. Sto andando fortissimo! Calma, devo rimanere a questa quota per circa 50 minuti prima di affrontare il micidiale passo Sertig, dopo sentieri non certo agevoli e larghi ruscelli che devo attraversare al passo poggiando i piedi sui sassi sporgenti se non voglio immergere nell’ acqua ghiacciata le scarpe comunque già inzuppate e infangate. E guai a scivolare, a quelle quote anche l’elicottero ha le sue difficoltà. Finalmente il Sertig, un muro! In 600 mt si sale di circa 180 mt, ognuno come gli pare: se vuoi seguire il percorso gara vai diritto in cima, se non ce la fai esci dal percorso e vai a zig-zag. Io andavo diritto, molti a zig-zag. Raggiunto il Sertig faccio un urlo liberatorio alzando i pugni chiusi al cielo, rimanendo immortalato più volte dai flash dei fotografi. Siamo a 2760 mt vicini allo O° termico. Inizia una vertiginosa discesa da percorrere come se si stessero facendo dei gradoni, con la differenza che quella che noi chiamiamo la “pedata” del gradino non è bella diritta , asciutta e antiscivolo, ma esattamente il contrario, e se caschi ti fermi parecchi metri più giù.. A questo punto mancano 20 km e dopo quello che ho fatto non so se definirli tanti o pochi. So solo che se descrivessi minuziosamente questa seconda parte sarei di difficile credibilità. Pur scendendo di quota di circa 1600 mt il percorso era totalmente ondulato con rapidissimi zig-zag tra gli alberi seguiti da nervosi strappi. In altre parole immaginate una pista di motocross leggermente inclinata lunga appunto 20 km con un solo tratto in piano.

D: Siamo all’ultimo km..il traguardo si avvicina…

R: l’ultimo km lo percorro con gli occhi che non credono al cronometro! 4h 19’ 23’’. Ancora primo italiano per la terza volta, 12° dietro i popoli delle nevi e davanti a centinaia di atleti di ben altre latitudini
D: …Un futuro tutto da scoprire…

R: Il prossimo anno compirò 50 anni e sto già pensando alla quarta volta….

D: Grazie Pierluigi. I nostri complimenti per lo strepitoso risultato ottenuto in una gara dove il minimo errore può causare seri infortuni e dove la preparazione deve essere perfetta. Grazie anche per aver scritto il nome Pratola peligna all’albo della gara. Ah ! "Quanto tempo ha richiesto la preparazione?

R: Circa 7 mesi. ..3200 km...quattro paia di scarpe nella differenziata.

NONNI

Ecco due nonnetti col loro primo nipotino battezzato ad agosto nel nostro Santuario. Si tratta di Bruno Palombizio e Pina Pupillo (irriconoscibili da quando sono diventati tatoni) col loro nipotino Alessandro, figlio di Andrea e Stefania

Roberto D’acchille…il poeta della pittura

Pittore versatile capace di operare con tutte le tecniche e con tutti i materiali. La passione per l’arte in generale e per la pittura in particolare si è evidenziata fin dalla scuola elementare. Nella foto lo vediamo impegnato nelle vesti di madonnaro in occasione di S. Rocco. Roberto è dotato di elevate capacità artistiche e la sua pittura spazia tra l’arte antica, astratta e moderna.

In ricordo di Luigi Gualtieri

Luigi Gualtieri si è spento il 21 maggio 2011 confortato dalla moglie Magdalena Lartaya e dalle figlie Laila, Ingrid e Norma, dopo aver vissuto per una vita in Venezuela. In occasione della festa in onore della nostra Madonna arrivava puntuale a Pratola per rivivere quei sentimenti religiosi e la vita pratolana tenuti sempre nel cuore anche a distanza di migliaia di chilometri e di anni. Ai famigliari le nostre condoglianze

Notizie da Brantford: 52 anni di festeggiamenti in onore di Maria SS della Libera

E’ passato più di mezzo secolo dalla prima festa in onore della Madonna della Libera. I pratolani di Brantford sono stati veramente bravi a far apprezzare la nostra Madonna in terra straniera riscuotendo successi enormi. Oggi parliamo della signora Maria Petrella che si impegna, con i paesani, alla realizzazione della festa. Lavora con gli amici per onorare Maria e per onorare Pratola. Il figlio Ricky è anche consigliere della scuola cattolica di Brantford . Una bella comunità che è riuscita a conquistarsi il rispetto dei cittadini canadesi. La signora Maria ha il fratello Remo che è maestro del coro abruzzese di Hamilton. Una famiglia doc. Nella foto di Wendy Oliver, apparsa su un giornale canadese, vediamo la signora Maria mentre accompagna le bambine della Comunione. Salutiamo e ringraziamo tutti i pratolani di Brantford e li invitiamo ad inviarci foto e notizie utili a far conoscere le loro attività

Ritrovarsi sotto la statua

Una grande emozione ha pervaso i fratelli Mario e Domenico e Mario Di Benedetto con le mogli Ida Nespa e Luisa Mangiarelli. La devozione di chi ha vissuto una vita lontano da Pratola è qualche cosa di speciale e si manifesta con la gioia del ritorno e con il primo pensiero , la prima azione rivolti alla Madonna della Libera. Questo ritrovarsi ricarica di entusiasmo per la vita. Buona permanenza a Pratola.

DALL’ESTERO: In ricordo di Giuseppe Pizzoferrato

Componente di uno dei primi mitici gruppi musicali degli anni ’60 pratolani, Manfredo Liberatore degli Apache ha offerto al numerosissimo pubblico una serata musicale ripercorrendo i successi degli anni ‘60-’70. Una bella serata di luglio carica di ricordi musicali in amicizia…Presto il numero 2 di “ una serata particolare ” che rivedrà sul palco i gruppi pratolani ed abruzzesi degli anni 60-70-80 e performance di grandi chitarristi pratolani e della Valle Peligna.

Il treno entra nella galleria di Cocullo-il mio cuore incomincia a battere più forte e più veloce-apro il finestrino per prendere un respiro di aria fresca-ai primi respiri dell’aria che mi entra, mi accorgo che le mie cellule cognitive non hanno mai dimenticato il sapore – d’un tratto le pareti rocciose scure della galleria si fanno chiare- il treno esce dalla galleria-da questa altura vedo la bella vallata Peligna – ricomincia la discesa per arrivare a valle, qualche momento dopo Sulmona -momento dopo si riparte, manco il treno ha raggiunto una velocità media, già incomincia a rallentare-ad un signore seduto a me vicino chiedo di darmi una mano con la valigia, non ci mancherebbe altro mi risponde, le rotaie del treno incominciano a stridere –mi affaccio di nuovo al finestrino-ormai vedo la piccola stazione ancora graziosa che non è cambiata affatto-nella mia mente in alcuni istanti vedo tante apparizioni con sensi di riprovazione, di miseria, di emozioni che mi hanno flagellato l’anima e qualche gioia nei ritorni

Per onorare la memoria del loro papà i figli, la dottoressa Eva ed il fratello Umberto - fondatore della ditta MBM Mixed Bat Matched Entertainment- hanno ristrutturato la casa del genitore a Pratola .